Giovedì, 19 Marzo 2026 07:53

Ti consiglio un Libro: "Lavoro digitale I Marco Novella & Patrizia Tullini"

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Quante volte parliamo di “smartworking” senza sapere davvero cosa significhi. Se oggi chiedessimo in giro la differenza tra lavoro agile, telelavoro e smartworking, pochi saprebbero rispondere con sicurezza, e ancora meno saprebbero dire in quale casistica rientra la propria situazione lavorativa. È un paradosso curioso: lavoriamo sempre più spesso da casa, da spazi ibridi, da luoghi che non sono più “uffici”, eppure conosciamo pochissimo le regole che governano tutto questo.

Il lavoro digitale è entrato nelle nostre vite in silenzio, con una rapidità che ha superato la capacità di comprenderlo. Il primo errore è collegare il lavoro da remoto alla pandemia del 2020. Certo, l’impossibilità di recarsi fisicamente sul luogo di lavoro ha fatto esplodere il fenomeno, ma già da decenni alcune attività, che non richiedevano tecnologie particolari, venivano svolte tra le mura domestiche. Erano casi rari, ora sono la normalità. Una normalità di cui si sa troppo poco, soprattutto dal punto di vista regolamentare, con il rischio di un pericoloso “liberi tutti”.


"Lavoro digitale", testo curato da Marco Novella e Patrizia Tullini, nasce proprio per colmare questo vuoto. Non si limita a descrivere la trasformazione in corso: la attraversa, la rende leggibile, la riporta dentro la vita concreta delle persone. Le leggi non sono solo “parole una dopo l’altra”: hanno una storia, rispondono a necessità reali. Certo, è un testo di diritto, ma soprattutto è un testo che parla di tutele, dignità e di ciò che accade quando la tecnologia entra nei processi produttivi e li ridisegna dall’interno.
Il diritto del lavoro è un tessuto vivo, costruito nel tempo attraverso lotte, rivendicazioni, conquiste che hanno dato forma a un sistema di protezione. Una materia che cambia rapidamente, perché rapido è il cambiamento del lavoro stesso. Per questo dedicare un’intera branca alla digitalizzazione non è un vezzo accademico e non va confusa con il diritto dell’informatica: qui, al centro, non c’è la tecnologia, ma la persona, con i suoi tempi, i suoi spazi, le sue fragilità.
Il volume parte da un dato ormai evidente: l’impresa di oggi è immateriale, interconnessa, intelligente. Produce valore attraverso dati, sistemi automatizzati, conoscenza. Questo modifica l’organizzazione della produzione e il modo in cui si esercita il potere direttivo.

"L’algorithmic management" non è un’ipotesi futuristica: è già presente, e costringe il diritto del lavoro a confrontarsi con un potere che non ha più un volto umano, ma un’architettura tecnica. Uno dei punti più interessanti del libro è la capacità di mostrare come la digitalizzazione non elimini la gerarchia, ma la trasformi. Quella che appare come autonomia convive con forme di controllo più sottili: incentivi, penalizzazioni, sistemi di ranking che orientano il comportamento. La libertà cresce, ma cresce anche il perimetro dell’obbligo. Nonostante la complessità dei concetti, il testo rimane chiaro e leggibile: gli autori, molti dei quali dell’Università di Genova, spiegano senza appesantire, mantenendo un equilibrio costante tra rigore e comprensibilità.

Come già accennato, quando il lavoro entra nelle case, quando si mescola con gli spazi privati, diventa essenziale conoscere diritti e doveri. Lavorare da casa non significa “spostare un computer” dalla scrivania al tavolo della cucina: significa assumersi una parte di responsabilità sull’ambiente di lavoro, sulla postazione, sulla sicurezza. Il lavoratore diventa, in parte, corresponsabile della situazione. Il datore di lavoro, dal canto suo, ha il diritto di verificare che l’attività venga svolta, ma questo controllo non può trasformarsi in sorveglianza continua, strumenti invasivi o pressioni che sfiorano il mobbing.
Tra i temi più delicati emerge il diritto alla disconnessione, spesso evocato e altrettanto spesso ignorato: il diritto a non essere sempre reperibili, a non rispondere a messaggi fuori orario, a non vivere in uno stato di connessione permanente che cancella il confine tra lavoro e vita privata. Un diritto pensato per proteggere salute e dignità, messo alla prova da strumenti che rendono tutto immediato e continuo.
Ampio spazio è dedicato anche alle piattaforme digitali, alla loro natura socio-tecnica e alla difficoltà di qualificare le prestazioni che vi si svolgono. Vengono richiamati casi spesso trascurati, come rider e operatori dei call center: lavoratori esposti a un controllo eccessivo e a una gestione algoritmica che rischia di ridurre la persona a un indicatore di performance.


Ma facciamo un passo indietro, torniamo al punto di partenza. Lavoro a domicilio, telelavoro e lavoro agile non sono sinonimi.

  • Lavoro a domicilio: la forma più tradizionale. Il luogo è la casa del lavoratore, ma l’organizzazione resta quella dell’azienda, con vincoli forti su tempi, strumenti, modalità;
  • telelavoro: la postazione è fuori dall’ufficio, ma la logica non cambia. Orari definiti, postazione fissa, continuità strutturale con l’organizzazione, solo geograficamente decentrata;
  • lavoro agile: il vero smartworking. Non è un luogo ma un modello organizzativo basato su autonomia, obiettivi e responsabilità condivisa. Nessun luogo definito, nessuna postazione fissa, nessun orario rigido.

Nonostante venga nominato ovunque, il lavoro agile è in realtà poco applicato: ciò che molti chiamano “smartworking” è, di fatto, telelavoro.

Dalla pandemia in avanti, questa accelerazione ha evidenziato criticità: disconnessione, sicurezza, isolamento, sovrapposizione tra vita privata e lavoro. Il testo mostra come la normativa attuale sia ancora frammentata e come serva una disciplina più coerente.
Una parte rilevante è dedicata alla protezione dei dati e ai rischi dell’intelligenza artificiale.

Il libro analizza il rapporto tra GDPR, Statuto dei lavoratori e nuove forme di controllo digitale, evidenziando come la profilazione algoritmica possa generare discriminazioni e decisioni difficili da contestare. Infine, riflette sul ruolo del sindacato nell’impresa digitalizzata, un ruolo da ripensare tra nuove forme di rappresentanza, coalizioni sociali e partecipazione alla progettazione dei sistemi digitali.
Si tratta di un testo necessario. Offre una lettura critica delle trasformazioni in atto senza cedere al "tecnofatalismo" né alla nostalgia. Restituisce consapevolezza a chi lavora, offrendo strumenti per riconoscere i propri diritti, comprendere i propri doveri e orientarsi in un mondo del lavoro che cambia più in fretta delle norme che dovrebbero regolarlo.


E ora viene da chiedersi: quando non lavorate in sede, il vostro è telelavoro o smartworking?



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