--------------------
Dove nasce davvero la sicurezza
In ogni organizzazione esiste un momento in cui la sicurezza smette di essere un insieme di prescrizioni formali e assume una dimensione più concreta e vissuta. Accade quando un gesto abituale viene osservato con maggiore attenzione, quando un dettaglio anomalo viene colto tempestivamente, quando un quasi incidente non viene considerato una semplice casualità: in questi frangenti che prende forma l’approccio Lean Safety.
Non nasce nei manuali, ma negli spazi operativi: nei reparti produttivi, nei magazzini, nei percorsi quotidiani delle persone. È un metodo che riporta la sicurezza al centro dell’esperienza reale, riducendo la distanza tra ciò che è previsto e ciò che accade effettivamente sul campo.
Un cambio di prospettiva: dal controllo alla cultura
La Lean Safety propone una visione differente rispetto ai modelli tradizionali. Non concentra l’attenzione sulla responsabilità individuale, ma sull’analisi del sistema. Non richiede maggiore vigilanza, ma invita a progettare processi in cui il comportamento sicuro sia la scelta più naturale e coerente.
Si tratta di un percorso di indagine progressiva: si parte da un dettaglio, un movimento non ergonomico, un materiale collocato in modo non ottimale, una procedura poco chiara, e si risale il flusso operativo per comprenderne le cause. Ogni osservazione genera una domanda, e ogni risposta contribuisce a costruire un sistema più robusto.
La tecnologia come supporto al giudizio umano
In questo contesto, la tecnologia svolge un ruolo di supporto qualificato. Strumenti digitali per la segnalazione, sistemi di monitoraggio e raccolta dati amplificano la capacità delle persone di osservare, interpretare e intervenire. Rendono visibile ciò che spesso rimane implicito e trasformano intuizioni operative in informazioni utili al miglioramento continuo.
Un caso reale: dal near miss alla revisione del processo, quando un “quasi” diventa un’opportunità
In una realtà manifatturiera del Nord Italia, un operatore segnala un near miss apparentemente marginale: un pallet leggermente fuori posizione lungo un corridoio di passaggio. Nessun danno, nessuna conseguenza. Solo un “quasi”.
In un modello tradizionale, la segnalazione si sarebbe probabilmente conclusa con una nota formale. Con l’approccio Lean Safety, invece, quel “quasi” diventa l’avvio di un’analisi condivisa.
Il team osserva il flusso operativo, ricostruisce i movimenti, analizza il layout. Emerge che la posizione anomala del pallet non era dovuta a disattenzione, ma a una rotazione innaturale richiesta dalla postazione precedente. Un dettaglio progettuale minimo, ma sufficiente a generare un rischio ricorrente.
La soluzione non consiste in un richiamo o in un cartello aggiuntivo, bensì in una revisione del layout, in un miglioramento ergonomico e nella definizione di un nuovo standard operativo. Il risultato è duplice: eliminazione del rischio alla radice e rafforzamento del senso di partecipazione del team ai processi di sicurezza.
La Lean Safety rappresenta un approccio più maturo e consapevole alla sicurezza: non come adempimento, ma come cultura condivisa; non come vincolo, ma come leva di miglioramento continuo. È un percorso fatto di osservazioni puntuali, interventi progressivi e responsabilità diffusa.
Sarà proprio questo approccio, fondato sull’integrazione tra persone, processi e strumenti, al centro del 263° Coffeetech di venerdì 23 gennaio, guidato da Cino Repetto, Process & Logistic Operations Manager di T Bridge. Un’occasione per approfondire come la sicurezza possa evolvere quando diventa parte integrante del modo di lavorare e non un elemento esterno da gestire.
L'appuntamento come sempre è alle ore 8.00 presso la sede di Confindustria Genova o mediante piattaforma zoom; l'incontro è aperto a tutti, registrazioni mediante Eventbrite al link https://coffeetech.08b600baac75a892df62747d3cc2624d-gdprlock/

