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Lunedì, 27 Aprile 2026 09:36

Transizione 5.0 e iperammortamento: verso un nuovo assetto degli incentivi per la competitività

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Il sistema degli incentivi alle imprese sta attraversando una fase di ridefinizione profonda. Il Piano Transizione 5.0, ancora in assestamento, e il ritorno dell’iperammortamento delineano un quadro in cui semplificazione, controllo della spesa pubblica e sostegno alla competitività devono convivere in un equilibrio non semplice. La riunione tecnica del 22 aprile ha confermato un contesto in evoluzione, segnato da aggiustamenti normativi, riallocazioni di risorse e richieste crescenti di chiarezza da parte delle imprese.

Semplificazioni poco sfruttate: le imprese scelgono la strada più sicura

Le semplificazioni introdotte con la legge di bilancio 2025 avrebbero dovuto facilitare l’uso del credito 5.0, soprattutto per investimenti su beni obsoleti o tramite ESCo. Eppure, i numeri raccontano altro: oltre l’86% delle imprese ha preferito il percorso ordinario, quello che richiede la dimostrazione puntuale del risparmio energetico. Un comportamento che dice molto: il piano ha richiesto un tempo di apprendimento più lungo del previsto e, quando il quadro normativo non è stabile, le aziende tendono a rifugiarsi negli strumenti che conoscono meglio.

Il nodo degli “esodati” e il rafforzamento delle risorse

A complicare la situazione è arrivato il definanziamento parziale del piano, che ha generato il caso degli “esodati”: imprese con pratiche approvate ma senza copertura finanziaria. La soluzione è stata costruita su due binari: da un lato un credito d’imposta che copre circa il 90% degli importi per beni strumentali e formazione, dall’altro un contributo triennale al 100% per investimenti in rinnovabili e certificazioni. Le risorse complessive sono state portate a 1,5 miliardi di euro, per evitare contraccolpi sulla fiducia delle imprese, soprattutto in settori dove la sostenibilità economica degli investimenti è più fragile, come il fotovoltaico.

Il ritorno dell’iperammortamento: un vecchio strumento per una nuova fase

Parallelamente, il legislatore ha scelto di rimettere in campo un incentivo familiare al sistema produttivo: l’iperammortamento. La misura, valida per gli investimenti 2026–2028, prevede una maggiorazione delle quote di ammortamento su più scaglioni, con un tetto massimo di 20 milioni.

Le risorse disponibili salgono a circa 10 miliardi, anche grazie alla rimozione del vincolo “Made in Europe”, giudicato troppo restrittivo rispetto alle reali dinamiche dell’innovazione.

Dai crediti d’imposta alle deduzioni: un cambio di paradigma

Il ritorno all’iperammortamento segna una svolta: dopo anni di incentivi basati sui crediti d’imposta, si torna a un meccanismo che agisce sulla base imponibile ciò significa che il beneficio diventa una deduzione fiscale, non un credito compensabile.

Questo comporta due effetti immediati.

  • L’incentivo incide solo su IRES, non su IRAP.
  • Le imprese senza imponibile, ad esempio quelle in perdita, non riescono a sfruttarlo pienamente.

Una scelta che privilegia chi ha margini fiscali attivi, ma che al tempo stesso punta a una maggiore sostenibilità per i conti pubblici.

Aliquote più generose per le PMI

La struttura delle aliquote mostra una direzione chiara: gli incentivi più alti sono concentrati sugli investimenti di minore dimensione. L’obiettivo è sostenere soprattutto le PMI, che spesso incontrano più ostacoli nell’adozione di tecnologie avanzate.

Per gli investimenti più grandi, le percentuali si riducono, pur restando comunque rilevanti.

Monitoraggio rafforzato e nuove fonti di finanziamento

Un altro elemento chiave è il potenziamento del monitoraggio. A differenza del Piano 5.0, basato su risorse rigidamente definite, il nuovo iperammortamento si fonda su stime di utilizzo e prevede controlli più serrati sull’andamento delle richieste.

Sul fronte delle risorse, la distinzione è netta.

  • L’iperammortamento sarà finanziato interamente con fondi nazionali.
  • Il Piano 4.0 continuerà invece a poggiare su risorse europee del PNRR.

Una scelta che dà più flessibilità operativa alle nuove misure, mantenendo però un legame con le politiche comunitarie.

L’incertezza normativa resta il vero punto debole

Nonostante i passi avanti, il sistema soffre ancora di una certa frammentazione interpretativa. Molti operatori chiedono una circolare unica, capace di raccogliere e ordinare chiarimenti oggi dispersi tra FAQ, interpelli e risposte amministrative.

Accanto a questo, emerge la richiesta di strumenti operativi concreti: checklist, schemi documentali, percorsi guidati. Segno che la complessità non è solo normativa, ma anche procedurale.

L’obiettivo dichiarato è arrivare a un quadro normativo completo entro l’estate. Il decreto attuativo è atteso a breve, mentre la circolare dell’Agenzia delle Entrate dovrebbe arrivare entro giugno.

Se le tempistiche saranno rispettate, le imprese potranno contare su regole più chiare già nella prima metà dell’anno, un miglioramento rispetto alle esperienze precedenti.

Nel complesso, il quadro che emerge è quello di un sistema di incentivi ancora in fase di consolidamento. Le misure introdotte o riproposte, dalla Transizione 5.0 al nuovo iperammortamento, puntano a sostenere gli investimenti in innovazione e competitività, ma richiedono un equilibrio delicato tra semplicità operativa, sostenibilità finanziaria e certezza normativa.

I prossimi mesi saranno decisivi per verificare se l’allineamento tra norme, risorse e prassi applicative riuscirà a garantire alle imprese un contesto più stabile e prevedibile, condizione essenziale per programmare investimenti di medio periodo.