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Il 2026 è appena iniziato e noi siamo pronti a ricominciare a pieno ritmo, dopo la pausa natalizia con i nostri consueti appuntamenti del venerdì, a partire dal 16 gennaio, e con un nuovo evento dedicato all’Intelligenza Artificiale che si inserisce all’interno del progetto LigurIA. Come già accennato prima delle festività il tema principale questa volta sarà l’applicazione nell’ambito economico dell’AI… o, per meglio dire, dell’IA! Tra i relatori che ci accompagneranno durante l’evento avremo il piacere di avere con noi Lorenzo Basso autore, insieme a Marco Bani, di un libro dedicato proprio all’Intelligenza Artificiale, edito da “il Mulino” ed uscito a metà 2025.
Non si tratta di un volume che nasce con l’intento di essere prettamente tecnico, ma più una sorta di manuale di istruzioni; intento che ai due autori riesce a pieno: in tutta onestà, lo scetticismo iniziale è comprensibile. Ci si pone il quesito di come un libro sull’intelligenza artificiale possa evitare nel tutto, o quasi, l’aspetto tecnico dell’argomento, ed effettivamente non succede, c’è anche quello.
Ma è importante soffermarsi sulla parola “anche”, perché si tratta solo di un capitolo, una piccola parte, il resto è un viaggio, dove vengono analizzate le più svariate sfaccettature del tema, e tutti possono trovare almeno una parte interessante, una parte che li riguardi, vuoi per lavoro o per puro diletto personale.
Il libro è colmo di citazioni, e sicuramente ciò farà piacere ai cinofili di tutte le età. Si parte da “Metropolis”, il capolavoro di Fritz Lang di un secolo fa e ambientato proprio nel 2026, del quale i più, forse si ricordano la versione degli anni ’80, con gli arrangiamenti firmati da Giorgio Moroder e Freddy Mercury, fino ad arrivare a film molto più recenti come “Avatar”, passando per dei veri e propri cult senza tempo come “2001: Odissea nello Spazio”, “Ritorno al Futuro” e “Matrix”.
Ma non c’è solo cinema. Il libro si apre con una scena che, per rimanere in tema, sembra effettivamente la descrizione di una ripresa: un uomo, solo, in una stanza che gioca a scacchi. È il 1952, e in quella stanza dell’Università di Manchester non c’è un uomo qualsiasi, bensì Alan Turing, l’uomo che qualche anno prima aveva messo a punto un sistema per decifrare “Enigma”, macchina la crittografica elettromeccanica usata dai tedeschi nella Seconda guerra mondiale per cifrare i messaggi militari.
Turing sta giocando a scacchi, ma è solo nella stanza, il suo avversario è una macchina, un computer o, forse, sarebbe più corretto dire "un antenato": ogni mossa dell’avversario artificiale ha una durata infinita, quasi mezz’ora, eppure quella partita segna in qualche modo il punto di partenza, anche se non si può parlare di IA: per quello bisognerà aspettare ancora qualche anno.
Una lunga, lunghissima evoluzione e che ancora in atto che viene evidenziata da eventi storici fondamentali come le tensioni internazionali attorno al canale di Suez sino ad arrivare alle elezioni di Tony Blair. Il tutto accompagnato con riferimenti più “pop” come Elvis Presley e Patty Pravo, oltre al già citato ambito cinematografico.
Non possono mancare i grandi pionieri dell’IA: persone che, passo dopo passo e cambiamento dopo cambiamento, hanno avuto il coraggio di compiere salti nel vuoto, lasciando posizioni sicure, talvolta persino prestigiose, per inseguire una visione. È il caso di Jensen Huang, Chris Malachowsky e Curtis Priem: tre ingegneri che, seguendo un’intuizione, fondarono “NVIDIA”, allora una piccola realtà destinata, trent’anni dopo, a diventare l’azienda più capitalizzata al mondo e a dare vita alla prima GPU della storia.
Non si può non citare il capitolo sull’arte e su come l’IA abbia in qualche modo portato a un “secondo impressionismo”. L’impressionismo, quello vero, quello dei pittori en plein air che riunirono le loro opere per creare una mostra nello studio del fotografo Nadar nasce in qualche modo anche per “combattere” la fotografia, il dipingere “per ritrarre” semplicemente non serviva più, era necessario qualcosa di nuovo.
E ora ci ritroviamo nella stessa identica condizione perché l’IA “può dipingere ritratti più realistici di quelli di un giovane Raffaello (…) ma non crea un nuovo modo di guardare”; crea una pallida imitazione, un quadro che allude a qualcosa, che ricorda lo stile di un pittore, ma non porta lo spettatore a provare le stesse emozioni di colui, o colei, che lo ha dipinto.
Anche quando si raggiunge una rappresentazione perfetta, non si è davvero arrivati a nulla: il ritratto di Edmond de Belamy è impeccabile, ma resta una semplice generazione algoritmica. Non offre, non smuove, non restituisce emozione: suggerisce soltanto.
E quindi? L’arte e l’IA sono nemici assoluti?
Si potrebbe pensare di sì, considerando anche la forte affermazione fatta da Jason Allen qualche anno fa: “L’arte è morta, l’IA ha vinto”.
In realtà si tratta più di una collisione che di un conflitto: da una parte c’è una rappresentazione fredda, ottenuta dalla scrittura di una frase, dall’altra ci sono passione, sentimento, esperienza. Il discorso si sposta così dall’arte alla paternità dell’opera, e a quel punto si entra nel campo legale: un passaggio minimo, ma che apre un argomento completamente diverso tanto complesso quanto attuale.
Insomma, come anche indicato dalla copertina, dentro questo libro c’è veramente un mondo intero, con miliardi di sfaccettature, citazioni, ambiti diversi che porta a comprendere come la nascita dell’Intelligenza Artificiale e la rivoluzione che ha portato, e che come è già stato detto è ancora in atto.
Rivoluzione che non è mai stata fine a se stessa, ma derivante dal fatto che l’IA è prima di tutto interconnessa con tutti gli ambiti, anche quelli che apparentemente risultano essere lontani anni luce dall’ambiente prettamente informatico e tecnologico. È per questo che la sua nascita, la sua evoluzione è così intricata in avvenimenti storici, cambiamenti culturali e film che sono nella memoria di tutti.